L’Ibrutinib è efficace sulla Leucemia Prolinfocitica a cellule B (LPL-B) e dovrebbe essere valutato come trattamento iniziale in questa patologia. Questo è il parere dei ricercatori dell’università dell’Oregon che hanno appena pubblicato una corrispondenza sul British Journal of Haematology.

La LPL-B è un sottotipo estremamente raro di leucemia (1% delle leucemie linfoblastiche), che colpisce in età avanzata e verso la quale non sono noti trattamenti pienamente efficaci. Nella pubblicazione i ricercatori riportano i risultati ottenuti a seguito della somministrazione dell’Ibrutinib su due pazienti, entrambi con un profilo biomolecolare che rende la malattia solitamente resistente alla chemioterapia convenzionale (delezione 17p, con danneggiamento del gene oncosoppressore TP53) .

Nel primo dei pazienti l’Ibrutinib ha rallentato la linfocitosi, migliorato lo stato di anemia e ridotto la splenomegalia senza causare importanti effetti collaterali. Anche nel secondo paziente si è osservato il contenimento della malattia anche se dopo una breve interruzione a causa di un evento avverso, poi risolto. In entrambi i casi, linfociti, emoglobina e numero di piastrine sono rimasti nella norma per il successivo periodo di osservazione, rispettivamente di 15 e 12 mesi.

A seguito alla presentazione di questi dati i ricercatori invitano i colleghi a valutare l’utilizzo dell’Ibrutinib, in alternativa all’Alemtuzumab, come trattamento primario in questo tipo di malattia.