La gastrite e la duodenite eosinofile sono cause rare ma importanti di sintomi digestivi cronici nei bambini, specialmente in quelli che soffrono di allergie. Una diagnosi precoce, un’attenta valutazione e un piano terapeutico personalizzato possono migliorare notevolmente la qualità di vita dei piccoli pazienti.
Quando un bambino soffre di dolori addominali persistenti, vomito, scarsa crescita e difficoltà nella alimentazione, non è sempre facile individuarne la causa. Per alcuni pazienti, la causa potrebbe essere rappresentata da un gruppo di malattie rare chiamate malattie gastrointestinali eosinofile, a cui appartengono la gastrite eosinofila (EoG, Eosinophilic Gastritis), la duodenite eosinofila (EoD, Eosinophilic Duodenitis) o una combinazione delle due condizioni, la gastroduodenite eosinofila (EoGD, Eosinophilic gastroduodenitis). Un recente articolo, pubblicato sulla rivista Italian Journal of Pediatrics, cerca di fare luce su questi disturbi.
L’EoGD è considerata una patologia rara, ma gli esperti ritengono che sia sottodiagnosticata: molti bambini, infatti, vengono sottoposti a molti esami o ricevono una diagnosi di disturbi “funzionali” prima che venga formulata la diagnosi corretta. Gli studi suggeriscono che il numero di casi sia in aumento, forse in concomitanza con l’aumento delle malattie allergiche nell’infanzia: infatti, i bambini affetti da EoGD spesso presentano comorbidità come allergie alimentari, asma, eczema o rinite allergica.
La gastroduodenite eosinofila è causata da una risposta immunitaria di tipo allergico, nota come risposta di tipo 2 (Th2), a causa della quale la mucosa dello stomaco o del duodeno diventa più “permeabile”, consentendo alle proteine alimentari di scatenare l’infiammazione. Il sistema immunitario rilascia quindi segnali chimici che attraggono gli eosinofili (un tipo di globuli bianchi coinvolti nelle reazioni allergiche e nella difesa immunitaria), i quali danneggiano i tessuti e mantengono l’infiammazione.
A differenza delle infezioni o delle classiche malattie autoimmuni, tuttavia, questa infiammazione si verifica senza una chiara causa esterna, come batteri o parassiti. “Ricerche recenti – spiega la dottoressa Lucia Caminiti, allergologa pediatrica presso l’AOU Gaetano Martino di Messina e prima autrice dello studio – suggeriscono tuttavia che i cambiamenti nel microbioma intestinale (i batteri che vivono nel tratto digestivo) potrebbero avere un ruolo nell’insorgenza di questa risposta infiammatoria cronica: alcuni batteri, ad esempio, sembrano essere più comuni nei bambini che sviluppano gastroduodenite eosinofila, ma non è ancora chiaro se questi cambiamenti causino la malattia o siano il risultato dell’infiammazione”.
I sintomi variano notevolmente e possono assomigliare a molti altri problemi digestivi. I più comuni includono dolore addominale cronico, nausea e/o vomito frequente, scarso appetito, perdita di peso e/o ritardo della crescita, affaticamento e/o anemia.
Alcuni bambini sviluppano complicanze più gravi, come ostruzioni intestinali e sanguinamenti, a seconda della profondità con cui l’infiammazione colpisce la parete intestinale. Molti bambini sperimentano anche una riduzione della qualità della vita, che include stress, assenze scolastiche e difficoltà sociali.
La diagnosi di questi disturbi, come già accennato, può essere difficile: gli esami del sangue possono evidenziare anemia o elevati livelli di eosinofili, ma esami del sangue normali non escludono la malattia.
L’esame chiave – prosegue la dottoressa Caminiti – è un’endoscopia superiore con biopsie, in cui vengono prelevati piccoli campioni di tessuto dallo stomaco e dal duodeno, per rilevare un numero elevato di eosinofili. Sono inoltre in fase di sviluppo nuovi test molecolari per supportare la diagnosi e monitorare l’attività della malattia, ma tali esami non sono ancora ampiamente disponibili nella pratica clinica di routine.
Il trattamento mira a ridurre l’infiammazione, controllare i sintomi e sostenere la normale crescita del bambino.
Molti pazienti migliorano già a seguito di accorgimenti dietetici, quali diete di eliminazione mirate (ad esempio, eliminando il latte) o più ampie o diete elementari (ad esempio, formule speciali a base di amminoacidi). Tuttavia, la terapia dietetica può essere di difficile attuazione, soprattutto per i bambini più grandi, e dovrebbe sempre essere supervisionata da specialisti per garantire una buona alimentazione e un buon apporto dei nutrienti base.
Tra i farmaci più utilizzati si trovano invece i corticosteroidi (che tuttavia possono avere effetti collaterali se utilizzati a lungo termine) e gli inibitori della pompa protonica. Sono inoltre in fase di studio nuove terapie biologiche per cercare di ridurre gli eosinofili presenti nei tessuti gastrointestinali, ma il miglioramento dei sintomi non è sempre costante e, al momento, questi farmaci non sono raccomandati di routine per i bambini con EoGD al di fuori degli studi clinici.
La chirurgia è raramente necessaria ed è riservata a complicanze gravi come l’ostruzione o la perforazione intestinale.
“È bene ricordare, infine, che la gastroduodenite eosinofila è una condizione cronica e molti bambini necessitano di un follow-up a lungo termine: alcuni presentano sintomi continui, mentre altri (soprattutto quelli con sintomi più gravi alla diagnosi) hanno periodi di miglioramento e ricadute, motivo per cui è importante un monitoraggio regolare”.
L’articolo originale di Caminiti L, et al. Eosinophilic gastroduodenitis: a pediatric perspective, pubblicato su Italian Journal of Pediatric è disponibile al seguente link https://link.springer.com/article/10.1186/s13052-025-02115-3