Si è tenuto oggi, 26 maggio 2026, l’evento nazionale per celebrare i venti anni dalla nascita di LabNet. In questi due decenni la rete nazionale ha eseguito duecentomila esami, su quindicimila pazienti, con un grande impatto socio economico e un beneficio netto per il Servizio Sanitario Nazionale. Ora l’augurio è che la rete venga al più presto riconosciuta dalle istituzioni.

 

LabNet ha creato un modello che rafforza la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio clinico. Dal 2006 la rete nazionale collega, attraverso una piattaforma digitale, 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici. Gestita da Fondazione GIMEMA e finanziata da soggetti privati, tra i quali l’AIL (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), ha l’obiettivo di favorire l’accesso ad una diagnostica molecolare avanzata e di alta qualità, certificata ed omogenea, sull’intero territorio nazionale. Gli stessi strumenti potrebbero poi consentire di partecipare a progetti di ricerca innovativi, per migliorare ancora le probabilità di cura e la qualità di vita dei pazienti.

“In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Servizio Sanitario Nazionale e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche – ha sottolineato Marco Vignetti, presidente di Fondazione GIMEMALabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell’assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L’auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del SSN”.

LabNet è nata ufficialmente nel 2008, anche se le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica risalgono al 2006. Attualmente è articolata in quattro progetti dedicati ad altrettanti ambiti ematologici: leucemia mieloide cronica (LabNet CML), leucemia mieloide acuta (LabNet AML) dal 2016, neoplasie mieloproliferative Ph negative (JakNet) dal 2018 e dall’anno successivo sindromi mielodisplastiche (LabNet MDS).

Si tratta di una rete di professionisti unica nel suo genere nel panorama italiano. Da un lato LabNet rende possibile una diagnostica d’eccellenza più precisa, uniforme e tempestiva, aiutando il clinico nella classificazione della malattia, nel suo monitoraggio e nelle decisioni terapeutiche. Dall’altro, l’elevata qualità delle procedure messe a punto e periodicamente convalidate può diventare un elemento portante di grandi progetti di ricerca clinica.

“In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa – ha puntualizzato inoltre Giuseppe Toro, presidente AIL. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet, che garantiscono standard diagnostici elevati offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano infatti il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma vi sono però anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie”.

L’impatto socio-economico di LabNet è importante: nel triennio 2021-2023, solo LabNet CML ha generato 6,8 milioni di euro di beneficio netto per il Servizio Sanitario Nazionale grazie alla sospensione di terapie non più necessarie per circa il 50% dei pazienti.

“Da diversi anni TEHA ha intrapreso un percorso di ascolto e confronto con i principali stakeholder – ha infine concluso Daniela Bianco, Partner, The European House – Ambrosetti e Responsabile Practice Health & Life Sciences, TEHA Group -. Sarebbe indispensabile garantire un maggiore coordinamento tra reti regionali e reti di professionisti organizzati e operativi sul territorio nazionale, come LabNet, che finora è stata progettata e sostenuta con fondi privati, e assicurare una sostenibilità nel tempo”.

L’evento “20 anni di LabNet: attività, risultati e prospettive di sviluppo“, patrocinato da AIL e da Fondazione GIMEMA, è stato realizzato da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis e ha visto la partecipazione di rappresentanti di clinici, pazienti ed Istituzioni.