PAPER IN BRIEF
Un progetto nazionale propone 25 raccomandazioni evidence-based sull’uso dell’imaging nelle gammopatie monoclonali e nel mieloma multiplo.
In breve
- Uno studio italiano, basato su survey nazionale e consenso Delphi, ha sviluppato raccomandazioni evidence-based sull’imaging nelle neoplasie delle plasmacellule.
- Le tecniche funzionali, in particolare whole-body MRI con diffusione (WBMRI-DWI) e PET/CT, migliorano diagnosi, stadiazione e valutazione della risposta.
- Persistono criticità organizzative e di accesso alle tecnologie, che influenzano l’adozione delle linee guida internazionali.
Lo studio ha coinvolto 32 centri di ematologia e 5 servizi di radiologia e si è articolato in tre fasi: una survey sulle pratiche cliniche nazionali, una revisione sistematica delle evidenze e un processo di consenso Delphi che ha portato alla definizione di 25 raccomandazioni per l’impiego delle diverse tecniche di imaging nelle gammopatie monoclonali e nel mieloma multiplo.
Il lavoro conferma come le metodiche di imaging funzionale stiano assumendo un ruolo crescente nella gestione clinica. In particolare, la risonanza magnetica whole-body con diffusione (WBMRI-DWI) emerge come tecnica di riferimento per la valutazione della risposta al trattamento, mentre PET/CT e WBLDCT rimangono strumenti chiave per la stadiazione iniziale e la ricerca di lesioni ossee o extramidollari. L’impiego appropriato dell’imaging può influenzare in modo significativo la stadiazione della malattia e le decisioni terapeutiche.
La survey evidenzia tuttavia una notevole variabilità nelle pratiche cliniche, legata soprattutto alla disponibilità locale delle tecnologie, ai costi e alla presenza di personale specializzato. Questi fattori rappresentano ancora un ostacolo all’adozione uniforme delle raccomandazioni internazionali. Comunque, le raccomandazioni proposte possono proprio favorire un equilibrio tra aderenza alle evidenze scientifiche e fattibilità nella pratica reale.
“Le raccomandazioni che emergono dal nostro lavoro vogliono comunque essere soprattutto realistiche: l’obiettivo è dare a tutti la possibilità di studiare al meglio la malattia con quello che si ha in casa, soprattutto quando non sono disponibili esami più sensibili. Anche in quest’ottica, un take-home message essenziale è la collaborazione con i radiologi, che infatti abbiamo coinvolto nella ricerca. Senza la condivisione delle competenze, per esempio nell’interpretazione dell’esame eseguito, il rischio è che anche con i migliori strumenti si ragioni poi a compartimenti stagni e, da una parte o dall’altra, sfuggano elementi importanti per la decisione clinica”.
| Alessandro Corso, primo autore ed ematologo dell’ASST Ovest Milanese.
L’articolo originale di Corso A. et al., Imaging in Plasma-Cell Neoplasms: Italian Experts’ Recommendations, pubblicato su European Journal of Haematology è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1111/ejh.70111