CARE INSIGHT

Capire il ruolo degli esami di diagnostica per immagini può aiutare ad affrontare con più serenità il percorso di diagnosi e cura del mieloma multiplo.

———

In questo articolo

  1. Perché servono gli esami di imaging nel mieloma multiplo?
  2. Quali sono gli esami più usati oggi?
  3. Quando vengono prescritti gli esami di imaging per il mieloma multiplo?
  4. Questi esami comportano rischi?
  5. Perché per la valutazione è importante la collaborazione tra specialisti?

Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che interessa particolari cellule del sistema immunitario, le plasmacellule. Queste ultime sono, in condizioni fisiologiche, responsabili della produzione di anticorpi: si trovano soprattutto nel midollo osseo, cioè il tessuto all’interno delle ossa dove si formano le cellule del sangue.

La malattia può provocare alterazioni nelle ossa, ma anche in altri tessuti. Per questo motivo gli esami di diagnostica per immagini o imaging, basati su tecnologie come tomografia computerizzata (TC), tomografia a emissione di positroni (PET) o risonanza magnetica, sono strumenti fondamentali per i medici.

Questi esami permettono infatti di individuare le eventuali lesioni ossee causate dal mieloma multiplo e capire quanto è estesa la malattia nel corpo. Non solo: aiutano anche a valutare l’efficacia delle terapie e monitorare la malattia nel tempo.

In altre parole, l’imaging aiuta sia a valutare meglio la malattia e a scegliere le strategie di cura più appropriate, sia a capire come sta rispondendo al trattamento.

Negli ultimi anni le tecniche di imaging sono cambiate molto. Se in passato si usavano soprattutto radiografie dello scheletro, oggi sono disponibili strumenti molto più avanzati e sensibili.

Tra gli esami più utilizzati ci sono:

  • TC a basso dosaggio (whole-body low dose CT), che permette di osservare lo scheletro in modo dettagliato e di individuare lesioni ossee anche molto piccole, limitando la dose di radiazioni necessaria per l’esame;
  • PET-TC, un esame che unisce due tecniche: la PET, che mostra l’attività metabolica dei tessuti, e la TC, che mostra la struttura anatomica, così da individuare le aree in cui la malattia è attiva;
  • risonanza magnetica total body, che permette di visualizzare il midollo osseo in tutto il corpo. Alcune versioni più avanzate, come la risonanza con diffusione, sono particolarmente utili per valutare la risposta alle terapie.

Queste tecnologie non mostrano solo la forma degli organi, ma anche come funzionano i tessuti. Complessivamente permettono di individuare segni della malattia anche quando i cambiamenti non sono ancora visibili con altri esami.

Gli esami di imaging non si fanno tutti nello stesso momento: il loro utilizzo dipende dalla fase della malattia. Possono essere richiesti sia al momento della diagnosi, per capire l’estensione del tumore, sia durante il trattamento, per valutare l’efficacia della terapia. Non meno importante il loro uso durante il follow-up, cioè durante i controlli periodici, soprattutto se compaiono nuovi sintomi o se gli esami del sangue indicano possibili cambiamenti.

In alcuni casi questi esami servono anche per monitorare condizioni precoci della malattia, come alcune gammopatie monoclonali, che richiedono osservazione nel tempo.

In generale, si tratta di procedure sicure e ampiamente utilizzate nella pratica clinica. Alcuni esami, come TC e PET-TC, utilizzano radiazioni ionizzanti; tuttavia le tecnologie moderne impiegano dosi sempre più basse, e comunque gli esami vengono prescritti solo quando il beneficio diagnostico è maggiore del rischio.

La risonanza magnetica non sfrutta le radiazioni, ma talvolta può essere necessario utilizzare un mezzo di contrasto o un tracciante radioattivo per migliorare la qualità delle immagini. Anche in questi casi, comunque, gli effetti collaterali sono rari e gli esami vengono eseguiti sotto controllo medico.

Interpretare correttamente gli esami di imaging nel mieloma multiplo richiede competenze diverse. Per questo motivo è fondamentale la collaborazione tra ematologi/he (che si occupano soprattutto degli aspetti relativi alla neoplasia del sangue), radiologi/he (soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione di TC e risonanze), medici/he nucleari (per quanto riguarda le analisi PET).

Il confronto e la collaborazione tra specialisti aiutano a integrare le informazioni provenienti dagli esami con i dati clinici e di laboratorio. Questo permette di non perdere informazioni utili per la diagnosi e la scelta delle terapie, migliorando la gestione complessiva della malattia.


Fonti:

Corso A et al. Imaging in Plasma-Cell Neoplasms: Italian Experts’ Recommendations. European Journal of Haematology, 2026 https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ejh.70111

Hillengass J et al. Whole-Body Computed Tomography Versus Conventional Skeletal Survey in Patients With Multiple Myeloma: A Study of the International Myeloma Working Group, Blood Cancer Journal 2017 https://doi.org/10.1038/bcj.2017.78

Hillengass J. et al. International Myeloma Working Group Consensus Recommendations on Imaging in Monoclonal Plasma Cell Disorders, Lancet Oncology 2019 https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(19)30309-2/abstract