CARE INSIGHT
Venetoclax ha ampliato le possibilità di trattamento al di là della chemioterapia intensiva per i pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, soprattutto per coloro che non possono ricevere chemioterapia intensiva.
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In questo articolo
- Quali sono i trattamenti per pazienti più fragili con leucemia mieloide acuta?
- Venetoclax è utilizzato solo nei pazienti più fragili?
- Venetoclax funziona in modo uguale per tutti i pazienti?
- Quali sono i principali effetti collaterali legati a questa terapia?
con leucemia mieloide acuta?
Per anni, il trattamento principale della leucemia mieloide acuta si è basato principalmente sull’impiego di regimi di chemioterapia intensivi che, purtroppo, risultavano a vantaggio quasi esclusivo di pazienti giovani e in buone condizioni generali.
I pazienti più anziani o con altre patologie di rilievo, infatti, non potevano beneficiare di tali trattamenti in quanto gravati da importanti effetti collaterali che il loro fisico non sarebbe riuscito a tollerare.
Un punto di svolta in questo scenario è stato rappresentato dall’introduzione del venetoclax, un farmaco destinato proprio ai pazienti anziani e non candidabili a chemioterapia intensiva. Il farmaco, che ha effetti collaterali minori rispetto alle chemioterapie intensive, ha consentito di migliorare la sopravvivenza anche in questi pazienti per i quali le opzioni terapeutiche erano molto limitate.
Ad oggi, a quasi dieci anni dalla sua introduzione nella pratica clinica, il farmaco è utilizzato anche in contesti terapeutici diversi in combinazioni sempre più personalizzate e adattate alle caratteristiche genetiche della malattia e alle condizioni cliniche del paziente. Ad esempio, viene utilizzato con successo, in combinazione con altri farmaci, come “ponte” verso il trapianto di cellule staminali anche nel caso di pazienti più giovani colpiti da una leucemia recidivante o refrattaria, ovvero quando la leucemia ritorna o non risponde alle cure.
La leucemia mieloide non è uguale per tutti. Anche se la malattia si presenta nello stesso modo dal punto di vista dei sintomi, le alterazioni genetiche che l’hanno causata possono variare molto da persona a persona. Questo aspetto è fondamentale, perché rappresenta il motivo per cui non tutti i pazienti rispondono ugualmente alle terapie. Alcuni pazienti, infatti, come quelli con mutazioni genetiche di NPM1 o IDH1/IDH2 rispondono meglio, altri, purtroppo, come quelli con mutazioni di TP53 o di RAS, presentano una malattia più resistente ai trattamenti.
Il trattamento con venetoclax però non è del tutto privo di problemi, perché comporta una riduzione delle cellule del sangue, con i problemi associati a questo evento. La diminuzione dei globuli bianchi, infatti, comporta un rischio di contrarre infezioni anche gravi, la riduzione delle piastrine espone al rischio di sanguinamento e la riduzione dei globuli rossi, provoca anemia. Per questo motivo i pazienti in trattamento con venetoclax necessitano di controlli molto scrupolosi da parte dei propri medici, al fine di monitorare l’insorgenza di questi eventi avversi, gestirli, ed eventualmente modificare la durata dei cicli o sospendere temporaneamente il farmaco.
Fonti:
Pelosi, E.; Castelli, G.; Testa, U. The Spectrum of Venetoclax-Based Treatments in Acute Myeloid Leukemia. Cancers 2026, 18, 1201. https://doi.org/10.3390/cancers18081201
DiNardo CD, et al. Azacitidine and Venetoclax in Previously Untreated Acute Myeloid Leukemia. N Engl J Med. 2020 Aug 13;383(7):617-629. doi: 10.1056/NEJMoa2012971
Navarro G, et al. Homodimerization of CB2 cannabinoid receptor triggered by a bivalent ligand enhances cellular signaling. Pharmacol Res. 2024 Oct;208:107363. doi: 10.1016/j.phrs.2024.107363