La monoterapia con agenti ipometilanti potrebbe essere più efficace e meglio tollerata dai pazienti con più di 75 anni con leucemia mieloide acuta, al posto della combinazione con il venetoclax.
Più farmaci non sono sempre l’opzione migliore, soprattutto per i pazienti anziani e fragili. Lo dimostrano i risultati di un recente studio pubblicato sulla rivista Annals of Hematology. I benefici del venetoclax insieme agli agenti ipometilanti sarebbero trascurabili rispetto ai soli agenti ipometilanti, nelle persone con una leucemia mieloide acuta e più di 75 anni.
La combinazione di venetoclax e agenti ipometilanti, come l’azacitidina, viene oggi somministrata ai pazienti con leucemia mieloide acuta che non possono essere candidati alla chemioterapia intensiva. Si tratta di un trattamento che è stato approvato dagli enti regolatori dei farmaci e introdotto nella pratica clinica solo di recente.
Se fino a qualche anno fa questi casi venivano trattati soltanto con gli agenti ipometilanti, dal 2022 lo standard terapeutico è diventato la sua combinazione con il venetoclax, un inibitore di BCL-2. I due medicinali agiscono in sinergia e aumentano la capacità di contrastare la crescita tumorale. Gli studi che hanno portato all’approvazione del trattamento hanno infatti dimostrato che può aumentare in modo significativo la remissione completa della malattia e la sopravvivenza generale. Nel tempo, però, sono emerse alcune particolarità.
“Con l’osservazione quotidiana, abbiamo cominciato a capire che alcuni pazienti in là con gli anni possono tollerare meno questa combinazione”, spiega Francesco Albano dell’Università degli Studi di Bari – Policlinico di Bari, che ha coordinato il lavoro di ricerca.
“Ci siamo quindi chiesti se, nei pazienti molto anziani, un approccio terapeutico personalizzato della malattia potesse essere preferibile a una strategia uguale per tutti”.
Un aspetto che rende i pazienti anziani più fragili, per esempio, è il fatto che possono presentare altre malattie oltre al tumore. “Il paziente spesso arriva in ospedale con altre patologie oltre alla leucemia, che non sono facili da rilevare clinicamente e si manifestano soltanto nel corso della terapia”, continua il ricercatore.
Questi casi, e in generale i pazienti anziani, corrono il rischio di tollerare meno il venetoclax che è associato al rischio di neutropenia, infezioni e nel complesso può compromettere la qualità di vita. “Bisogna fare attenzione che l’efficacia di una terapia non incida negativamente sulla qualità di vita”. specifica Albano. “Il discorso è valido per tutti i pazienti, ma ancora di più per quelli più anziani”.
Il gruppo di ricerca ha quindi deciso di confrontare la sopravvivenza generale e altri parametri che indicano l’efficacia della terapia e la qualità di vita, prima e dopo l’introduzione della terapia combinata. Lo studio, retrospettivo e multicentrico, ha incluso 227 pazienti con leucemia mieloide acuta con più di 75 anni.
Con una media di tre anni di monitoraggio, è emerso che l’aggiunta del venetoclax non migliorava la sopravvivenza rispetto alla monoterapia, ma comportava una gestione più impegnativa dei pazienti, che avevano bisogno di un maggior numero di controlli ambulatoriali.
Secondo i risultati dello studio, a trarre vantaggio dai soli agenti ipometilanti sono stati soprattutto i casi con un migliore livello di autonomia funzionale e capaci di svolgere le attività quotidiane.
Dunque, per alcuni pazienti con leucemia mieloide acuta il trattamento con i soli agenti ipometilanti potrebbe essere più efficace ed essere meglio tollerata della combinazione con il venetoclax. Il gruppo di ricerca ora vorrebbe confermare questi risultati su una casistica più ampia e cercare di individuare nuovi fattori prognostici per riconoscere con maggiore precisione chi può trarre maggiori benefici dalla monoterapia.
L’articolo originale di Tarantini, F., Contento, C., Vigna, E. et al., Hypomethylating agents alone or in combination with venetoclax in very elderly acute myeloid leukemia patients: less treatment, better care?, pubblicato su Annals of Hematology, è disponibile a questo link: https://doi.org/10.1007/s00277-026-06737-3