PAPER IN BRIEF

Nonostante siano spesso classificati come “a basso rischio”, i giovani pazienti con policitemia vera (PV) affrontano una significativa perdita di anni di vita rispetto alla popolazione generale. Una nuova prospettiva, basata sui biomarcatori di malattia come il rapporto neutrofili-linfociti (NLR) e il carico allelico (VAF) di JAK2 mutato, suggerisce la necessità di interventi precoci per modificare la storia naturale della patologia.

In breve

  • Nei pazienti giovani con policitemia vera (PV) classificati convenzionalmente come “a basso rischio”, la malattia può essere aggressiva: piuttosto dell’età anagrafica dovrebbero essere i biomarcatori come NLR e JAK2 VAF a guidare l’avvio della terapia in grado di modificare il decorso della malattia.
  • Il ropeginterferone alfa-2b riduce l’NLR fino al −56,5% a 60 mesi (vs −33,6% per idrossiurea). Contrariamente a quanto accade per il chemioterapico idrossiurea (HU), solo ropeginterferone è stato in grado di ridurre la mutazione di JAK2 VAF proporzionalmente alla riduzione di NLR, con impatto diretto sulla sopravvivenza libera da eventi (EFS) quali trombosi e mortalità.
  • Flebotomia e idrossiurea non modificano il decorso naturale della malattia, e non incidono sul rischio di trombosi, di progressione a mielofibrosi e di mortalità nei pazienti giovani con lunghe aspettative di vita.
  • Non è ancora definita una soglia clinicamente validata per i singoli biomarcatori, né la tempistica ottimale dell’intervento in questa popolazione.

La policitemia vera (PV) è una neoplasia mieloproliferativa cronica guidata dalla mutazione JAK2 V617F. La sua principale morbilità deriva da eventi trombotici, progressione a mielofibrosi e, più raramente, evoluzione in leucemia mieloide acuta. Nei pazienti giovani, classificati a “basso rischio” secondo i criteri tradizionali basati sull’età, queste complicanze si accumulano silenziosamente su un arco temporale di decenni.

Un articolo prospettico firmato da Tiziano Barbui e colleghi mette in discussione questo approccio. Leucocitosi persistente, NLR elevato, JAK2 V617F VAF crescente e alto rischio trombotico possono guidare le decisioni terapeutiche in modo più preciso rispetto alla sola età anagrafica.

Il biomarcatore su cui si concentra maggiore attenzione è il rapporto neutrofili/linfociti (NLR), ricavabile da un semplice emocromo. Un NLR elevato si associa a maggiore prevalenza di splenomegalia, JAK2 VAF più alto e indicatori classici di malattia proliferativa attiva, confermando che questo indice è specchio della biologia della malattia in termini di infiammazione sistemica e aggressività clonale.

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I dati dei trial PROUD-PV/CONTINUATION-PV e Low-PV mostrano che il ropeginterferone alfa-2b è in grado di modificare il decorso della malattia riducendo l’NLR in misura significativamente superiore all’idrossiurea (−56,5% vs −33,6% a 60 mesi nei pazienti con NLR elevato al basale), e che questa riduzione è associata a una diminuzione del JAK2 VAF e a un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi. La flebotomia, al contrario, non produce effetti rilevanti su questi marcatori.

Rimangono aperte questioni fondamentali: la mancanza di soglie validate prospetticamente per NLR e JAK2 VAF, la definizione della tempistica ottimale di intervento e la necessità di studi sulla popolazione giovane. Adattare la terapia alla biologia individuale può prevenire complicanze irreversibili e ridurre gli anni di vita persi, ma identificare con precisione quali pazienti giovani debbano ricevere la terapia in grado di modificare il decorso della malattia rimane una sfida clinica aperta.

“L’età anagrafica da sola non è più un criterio sufficiente per definire il rischio nei pazienti giovani con PV”, commenta il professor . “NLR e JAK2 VAF consentono di stratificare la biologia della malattia indipendentemente dall’età e di identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di un intervento precoce con terapie disease-modifying. L’obiettivo non è solo prevenire le trombosi, ma ridurre il clone mutato e l’infiammazione cronica per avvicinarci a un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale”. Tiziano Barbui, FROM Fondazione per la ricerca ospedale di Bergamo

Il paper originale di Barbui T, Ghirardi A, Condorelli A, Sobas M, Preserving thrombosis and life years in polycythemia vera: start by reading the biology of the disease, pubblicato sulla rivista Haematologica, è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.3324/haematol.2025.300028