PAPER IN BRIEF

Le sindromi mielodisplastiche presentano un decorso clinico altamente variabile e possono comportare un notevole carico sintomatico e psicologico. Questa revisione narrativa sostiene la necessità di passare da una concezione delle cure palliative come supporto di fine vita alla loro integrazione in una fase più precoce della gestione delle sindromi mielodisplastiche, adattando i tempi e l’intensità del coinvolgimento degli specialisti al rischio associato alla malattia e alle esigenze individuali del paziente.

In breve

  • Le cure palliative precoci dovrebbero essere integrate nella gestione delle MDS fin dalle fasi iniziali, in parallelo al trattamento della malattia e non limitate alla fase di fine vita.
  • L’intensità del coinvolgimento palliativo dovrebbe essere adattata al rischio e al carico sintomatologico, con particolare attenzione ai pazienti a rischio intermedio e alto.
  • La stratificazione prognostica, attraverso strumenti come IPSS-R e IPSS-M, può aiutare a individuare i pazienti che potrebbero beneficiare di un coinvolgimento palliativo precoce .

Le sindromi mielodisplastiche (MDS) costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie mieloidi che colpiscono prevalentemente gli anziani. Oltre alle citopenie e alle complicanze legate al trattamento, i pazienti possono trovarsi ad affrontare notevoli difficoltà fisiche, psicologiche e sociali. In questo contesto, una recente revisione narrativa, pubblicata sulla rivista Annals of hematology, ha esaminato il ruolo delle cure palliative (CP) precoci nelle MDS, proponendo un approccio più integrato e adattato al rischio.

Un messaggio fondamentale che emerge dalla revisione, redatta da un team italiano, è che le cure palliative non dovrebbero essere considerate semplicemente come un sostegno di fine vita (EOL). Storicamente, i pazienti con neoplasie ematologiche hanno avuto meno probabilità rispetto a quelli con tumori solidi di ricevere un intervento palliativo tempestivo, il che ha spesso comportato un rinvio tardivo e trattamenti intensivi effettuati solo in prossimità della morte. Le attuali raccomandazioni sostengono invece l’integrazione delle cure palliative parallelamente al trattamento mirato alla malattia, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, controllare i sintomi e facilitare il dialogo sulla prognosi, in base anche agli obiettivi e alle preferenze dei pazienti.

La revisione sottolinea inoltre l’importanza dei sintomi anche nelle MDS a basso rischio: l’anemia, l’affaticamento e altre manifestazioni delle citopenie croniche possono infatti influire in modo significativo sul funzionamento quotidiano e sulla qualità della vita, nonostante le prognosi relativamente favorevoli della malattia. Per questi pazienti, gli ematologi possono fornire gran parte delle cure palliative primarie attraverso una valutazione regolare dei sintomi, una comunicazione continua e un trattamento di supporto. È possibile ricorrere a cure palliative specialistiche quando i sintomi diventano difficili da controllare o quando i pazienti e i caregiver presentano esigenze più complesse.

Guarda anche l’intervista a Maria Teresa Voso: Sindromi mielodisplastiche: la medicina personalizzata cambia la gestione dei pazienti

Le MDS a rischio intermedio rappresentano una sfida particolare poiché gli esiti sono difficili da prevedere: la revisione suggerisce che i pazienti vicini al limite inferiore di questa categoria possano essere gestiti in modo più simile alla malattia a basso rischio, mentre quelli con caratteristiche che suggeriscono un decorso a rischio più elevato potrebbero trarre beneficio da un coinvolgimento precoce di specialisti in cure palliative. L’età, la necessità di trasfusioni e altri fattori prognostici sfavorevoli possono aiutare a identificare i pazienti che potrebbero necessitare di tali attenzioni supplementari.

Per le MDS ad alto rischio, le ragioni a favore di un’assistenza palliativa specialistica precoce sono ancora più convincenti: questi pazienti sono infatti esposti a un rischio sostanziale di progressione della malattia e di LMA, spesso accompagnato da trattamenti intensivi e da un carico sintomatico significativo. L’assistenza palliativa precoce può favorire il controllo dei sintomi, l’assistenza psicologica, la comunicazione sugli obiettivi terapeutici e la pianificazione anticipata delle cure, aiutando al contempo i medici e le famiglie a evitare interventi indesiderati o eccessivamente invasivi nella fase terminale della vita.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato l’ormai consolidato punteggio IPSS-R e il più recente IPSS molecolare (IPSS-M), che integra informazioni genetiche e può migliorare la previsione della sopravvivenza e della trasformazione leucemica: sebbene l’accesso a test molecolari completi rimanga un limite, questi strumenti possono infatti aiutare a identificare i pazienti che potrebbero trarre beneficio da un coinvolgimento precoce delle cure palliative.

Una valutazione precoce, basata sulle esigenze – combinata con la stratificazione del rischio – può infatti migliorare il controllo dei sintomi, la qualità della vita, la comunicazione e l’adeguatezza delle cure durante tutto il decorso della malattia.

“Nel complesso, la nostra revisione sollecita un cambiamento nella cultura clinica: le cure palliative dovrebbero diventare una componente integrante della gestione delle MDS, piuttosto che un servizio riservato alle ultime settimane di vita”.

| Pasquale Niscola, medico e ricercatore presso l’Unità di Ematologia dell’ospedale S. Eugenio di Roma e primo autore dello studio

Il paper originale di Niscola P, Gianfelici V, Giovannini M, Mazzone C, Del Principe MI, Understanding the evolving role of early palliative care in myelodysplastic syndromes: a 2026 narrative review, pubblicato sulla rivista Hannals of Hematology, è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1007/s00277-026-07042-9