CARE INSIGHT
I pazienti con tumori del sangue presentano un rischio aumentato sia di trombosi sia di sanguinamenti. Gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) rappresentano un’alternativa all’uso di eparina e sono più pratici da somministrare.
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In questo articolo
- Perché i pazienti ematologici sono più a rischio di trombosi?
- Se ho un tumore del sangue devo assumere un anticoagulante preventivamente?
- Se sviluppo una trombosi, dovrò fare le punture di eparina?
- Se ho le piastrine basse o assumo altri farmaci posso ricevere gli anticoagulanti?
- Quali sono le evidenze dell’uso di DOAC nei tumori del sangue?
I pazienti con tumori del sangue, per via della stessa malattia o come conseguenza delle terapie impiegate per trattarla, sono a maggior rischio di alterazioni della coagulazione. Il rischio, infatti, è che il sangue coaguli troppo, con la formazione di trombi, pericolosi per il cuore e il cervello, oppure troppo poco, provocando sanguinamenti. Per questo motivo è fondamentale per il medico somministrare terapie mirate che proteggano il paziente dalla formazione di trombi ma al tempo stesso non lo espongano al rischio di sanguinamenti.
La profilassi con anticoagulanti non è ancora supportata da dati sufficientemente solidi e specifici per i singoli tumori del sangue. Quindi non è una strategia automatica per tutti: va valutato il rischio individuale trombotico ed emorragico.
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Una revisione italiana della letteratura scientifica, pubblicata sulla rivista European Journal of Haematology, ha provato a rispondere a questa domanda, analizzando le prove attuali. Gli autori dello studio si sono focalizzati in particolare sull’impiego degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) come valida alternativa alla somministrazione di eparina. I DOAC, infatti, vengono somministrati in maniera più maneggevole per il paziente, prevengono efficacemente le recidive di fenomeni tromboembolici e sono associati ad un rischio basso di sanguinamenti.
Nonostante gli anticoagulanti orali diretti siano farmaci sicuri ed efficaci, ci sono delle situazioni in cui vanno utilizzati con cautela e a discrezione del medico in base al singolo caso, poiché possono esistere delle interazioni farmacologiche che ne alterano l’assorbimento e il metabolismo. Anche il numero delle piastrine non deve essere troppo basso, per evitare sanguinamenti severi. Frequentemente accade, come conseguenza di alcune terapie, che il numero di piastrine si abbassi. In quel caso la somministrazione degli anticoagulanti risulta sconsigliata se la conta di piastrine è inferiore a 50 × 10⁹/L.
L’impiego dei DOAC si è rivelato efficace nella prevenzione del tromboembolismo nei tumori del sangue, a fronte di un moderato rischio di sanguinamento, ma i dati ad oggi disponibili sono ancora limitati. Lo studio API-CAT ha valutato la somministrazione di una dose ridotta (2,5 mg due volte/die anziché 5 mg due volte/die) di anticoagulante in pazienti oncologici, che si è dimostrata ugualmente efficace nella prevenzione del tromboembolismo rispetto al dosaggio pieno, ma con un minor numero di sanguinamenti associati. Anche in questo caso però il numero di pazienti con tumori del sangue era ridotto rispetto al campione generale.
Le evidenze nelle neoplasie ematologiche sono incoraggianti ma ancora limitate. Saranno infatti necessari ulteriori studi per chiarire quale terapia anticoagulante risulta migliore per le specifiche tipologie di tumori del sangue.
Fonti:
- Biglietto M, et al. Venous Thromboembolism in Hematologic Malignancies: Incidence, Risk Factors, and the Role of Direct Oral Anticoagulants, European Journal of Haematology: https://doi.org/10.1111/ejh.70262
- Mahé I, Carrier M, Mayeur D, et al. Extended Reduced-Dose Apixaban for Cancer-Associated Venous Thromboembolism, N Engl J Med: doi:10.1056/NEJMoa2416112