Il calo estivo delle donazioni si è scontrato con una domanda ospedaliera che non rallenta, mettendo sotto pressione le scorte di sangue. Caldo, aumento del fabbisogno e attività chirurgica sostenuta spiegano le criticità, mentre gli appelli ai cittadini stanno favorendo una ripresa delle raccolte
A fine estate, la carenza di sangue ha messo sotto pressione gli ospedali italiani. Le maggiori criticità sono state segnalate nel Lazio, in Campania e in Sicilia, in particolare per il gruppo 0 positivo (molto versatile perché pone i minori problemi di compatibilità con il ricevente, e dunque particolarmente utile). Già a inizio settembre, il Centro nazionale sangue ha pubblicato una nota al riguardo, nella quale invita anche a incrementare le donazioni. È, in generale, una situazione alla quale associazioni e strutture trasfusionali stanno rispondendo con raccolte straordinarie e campagne di sensibilizzazione.
Nel Lazio la difficoltà nasce dall’incrocio tra una raccolta estiva in calo e una domanda che, invece, non ha rallentato. “Abbiamo avuto una richiesta maggiore rispetto al normale e una raccolta leggermente diminuita ad agosto, che insieme hanno portato alla criticità attuale”, spiega Serelina Coluzzi, direttrice ff della UOC Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Policlinico Umberto I di Roma e Direttrice pro-tempore del Centro Regionale Sangue.
I dati aiutano a comprendere il fenomeno. Nei primi sette mesi del 2026 le unità di sangue prodotte nel Lazio sono aumentate dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre quelle trasfuse sono cresciute del 2%. Già a luglio, però, a fronte di oltre 13.000 unità raccolte, le donazioni erano diminuite dell’8,5% su base annua, mentre la domanda ospedaliera era salita del 3%.
A pesare è stato anche il caldo. “La riduzione delle donazioni di sangue è stata limitata, ma le temperature così elevate, e in modo così persistente, ad agosto hanno presumibilmente scoraggiato alcune persone, per esempio per il timore di cali di pressione”, osserva Coluzzi. Un timore sul quale è intervenuta anche la direttrice del Centro Nazionale Sangue, Luciana Teofili, ricordando che è possibile donare anche con temperature elevate e che il personale sanitario segue il donatore durante tutta la procedura.
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Ma, almeno nel Lazio, ha pesato un ulteriore elemento. “Durante l’estate arrivano più pazienti da altre Regioni: qui ci sono centri di riferimento che continuano a lavorare anche quando altrove alcune attività si riducono. Inoltre la politica di abbattimento delle liste d’attesa, per quanto fondamentale, ha fatto sì che i ricoveri per interventi chirurgici non sono andati incontro a riduzioni, come si verificava negli anni precedenti”.
Quando le scorte si assottigliano, le conseguenze possono ricadere sui pazienti meno urgenti.
«Un paziente ematologico per il quale normalmente una richiesta di sangue viene evasa può dover aspettare, soprattutto se servono determinati fenotipi eritrocitari. L’urgenza viene sempre prima: un trapianto, un paziente con valori di emoglobina molto bassi, un’emorragia durante il parto, un aneurisma rotto o un politrauma possono richiedere rapidamente grandi quantità di sangue», spiega ancora Coluzzi. Per questo, sottolinea, ogni centro deve conservare una scorta minima sufficiente a fronteggiare le emergenze e a garantire l’attività chirurgica quando non urgente.
La risposta agli appelli, comunque, mostra quanto la comunicazione possa incidere. «Abbiamo constatato che far conoscere alla popolazione la nostra difficoltà ha cambiato del tutto le cose: nel nostro centro c’è stata una grande risposta». Anche le Associazioni di Donatori hanno intensificato le raccolte ordinarie e organizzato raccolte straordinarie.
La ripresa di questi giorni potrà essere misurata con precisione solo a consuntivo. Ma il problema non riguarda soltanto le emergenze estive: l’obiettivo resta costruire una raccolta stabile durante tutto l’anno. «È necessario un lavoro costante», conclude Coluzzi, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, servizi trasfusionali e associazioni di volontariato, perché interventi, trapianti e terapie non possono dipendere dalla disponibilità occasionale delle scorte.