PAPER IN BRIEF

La doxorubicina nella formulazione liposomiale non peghilata potrebbe ridurre il rischio di tumore al seno secondario nelle pazienti, che avevano avuto in precedenza un linfoma di Hodgkin.

In breve

  • Uno studio retrospettivo multicentrico ha coinvolto 100 donne che avevano avuto in giovane età il linfoma di Hodgkin in stadio avanzato, trattato anche con regime a base di doxorubicina liposomiale. A differenza dei dati in letteratura, nessuna di loro ha sviluppato il tumore al seno, dopo 10 anni di follow-up.
  • Secondo gli autori, questo effetto potrebbe essere dovuto alla formulazione lisosomiale della doxorubicina con cui sono state trattate le pazienti, che di solito viene usata per pazienti con linfoma di Hodgkin con più di 60 anni.
  • Rispetto alla formulazione convenzionale, la doxorubicina non peghilata liposomiale (non-pegylated liposomal doxorubicin, NPLD) ha un’azione più mirata nel riconoscere le cellule tumorali.
  • Limiti dello studio sono il tempo breve di follow-up e il gruppo ristretto di pazienti coinvolte.

Le terapie oncologiche possono essere efficaci nel contrastare la malattia nel breve termine, ma possono produrre effetti collaterali sui pazienti nel lungo periodo, come problemi cardiovascolari e neoplasie. È questo il caso della chemioterapia a base di doxorubicina desossicolato (adriamicina) che può aumentare il rischio di sviluppare tumori al seno secondari, per le pazienti con un linfoma di Hodgkin. Secondo vari studi, in media tra l’1 e il 5% delle pazienti con linfoma di Hodgkin trattate con schemi convenzionali sviluppano una neoplasia mammaria circa 15-20 anni dopo il tumore primario. I risultati di uno studio, pubblicato su Annals of Hematology, mostrano però una situazione diversa e suggeriscono una possibile alternativa di cura per i casi di linfoma di Hodgkin sotto i 60 anni, soprattutto per le donne.  

Dopo aver notato in clinica che alcune pazienti con linfoma di Hodgkin non sviluppavano tumore al seno negli anni successivi, il gruppo di ricerca coordinato da Marco Picardi, UOC di Ematologia dell’Università Federico II di Napoli, ha approfondito la questione con uno studio retrospettivo multicentrico. Ricercatori e ricercatrici hanno raccolto i dati clinici di 100 pazienti di sesso femminile con una media di età di 32 anni, che avevano sviluppato un linfoma di Hodgkin in uno stadio avanzato in precedenza ed erano vive dopo almeno 5 anni dalla fine del trattamento.  

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Nel contesto di una specifica strategia di cura in alcuni ospedali del Sud Italia, queste donne avevano ricevuto in prima linea il regime MBVD che comprende la combinazione di doxorubicina non-peghilata liposomale insieme ad altri medicinali. Si trattava però di una situazione particolare, dal momento che, di solito, la formulazione liposomiale della doxorubicina viene somministrata ai pazienti con linfoma di Hodgkin con più di 60 anni, mentre gli altri casi sono trattati con quella convenzionale. Una parte delle pazienti era stata sottoposta anche a radioterapia.  

L’idea iniziale era di valutare il tasso di incidenza standardizzata (Standardized incidence ratio, SIR) e eccesso di rischio assoluto (Absolute excess risk, AER) in questi casi particolari. Basandosi sulla letteratura precedente, il gruppo di ricerca si aspettava che circa l’1,6% delle pazienti avrebbe sviluppato il tumore al seno, ma, dopo un follow-up di 10 anni, questo non è successo in nessun caso. Non è stato quindi riscontrato nessun aumento del rischio di incorrere in un tumore al seno dopo aver assunto la doxorubicina liposomiale.  

Il gruppo di ricerca associa l’assenza di tumori secondari al seno soprattutto alla formulazione liposomiale del farmaco che permette un’azione mirata contro il tumore, rispetto a quella convenzionale.

“Il grosso limite di questo studio è il tempo di follow-up di soli 10 anni, visto che precede il picco di rischio di tumori secondari. Continueremo a monitorare le pazienti. Se questi risultati saranno confermati, potrebbero indirizzare la scelta clinica verso l’MBVD nelle pazienti con linfoma di Hodgkin, anche prima dei 60 anni”.

| Marco Picardi, UOC di Ematologia dell’Università Federico II di Napoli

 

Il paper originale di Picardi M, et al. Breast cancer risk in female survivors of Hodgkin lymphoma after exposure to non-pegylated liposomal doxorubicin at young adult and adult age: the first real-life series from Southern Italy cancer centers, pubblicato sulla rivista Annals of Hematology è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1007/s00277-026-07173-z