In breve:
- Il panorama terapeutico appare in evoluzione, con venetoclax valutato in combinazione con agenti ipometilanti, chemioterapia intensiva, terapie target dirette contro specifiche alterazioni molecolari.
- Le mutazioni NPM1 e IDH1/2 si associano a risposte più favorevoli; restano invece minori i risultati nei pazienti con mutazioni a carico di TP53, RAS e fenotipi monocitici.
Nei pazienti giovani e “fit” affetti da leucemia mieloide acuta, lo standard storico per il trattamento è rappresentato dalla chemioterapia intensiva di induzione, seguita da consolidamento e, in casi indicati, trapianto allogenico. Più recentemente l’introduzione del farmaco venetoclax ha ampliato il panorama di trattamento nella leucemia mieloide acuta.
La review pubblicata su Cancers restituisce una panoramica delle applicazioni cliniche sempre più diffuse a base di venetoclax. Nel trial VIALE-A, l’associazione di venetoclax e azacitidina ha migliorato la sopravvivenza globale mediana dei pazienti rispetto ad azacitidina più placebo (14,7 contro 9,6 mesi), e ha aumentato il tasso di remissione completa della malattia (66,4% contro 28,3%). Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei pazienti con mutazioni di IDH1 o IDH2 e in quelli con mutazione di NPM1. Al contrario, i pazienti con mutazione di TP53, cariotipo complesso, mutazioni di RAS o fenotipo monocitico mostrano risposte meno durature e maggiore rischio di resistenza.
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I dati real-world confermano l’efficacia della combinazione venetoclax e agente ipometilante, ma con risultati spesso inferiori rispetto ai trial registrativi: sopravvivenza globale mediana intorno a 10–13 mesi e mortalità precoce non trascurabile. Questo sottolinea l’importanza della selezione del paziente, del supporto infettivologico e dell’adattamento nella durata di impiego del venetoclax nei cicli successivi.
Ulteriori studi hanno valutato il venetoclax con chemioterapia intensiva, come 7+3, FLAG-IDA o CLIA, riportando alte percentuali di remissione completa e negativizzazione della malattia minima residua. Tuttavia, il reale vantaggio sulla sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia intensiva resta da confermare.
Grande interesse riguarda anche le triplette terapeutiche: venetoclax e agente ipometilante associato a inibitori di FLT3, IDH1, IDH2, menin-inibitori o anticorpi anti-CD123, ha consentito di ottenere risposte promettenti, ma con la necessità di stretta valutazione dei rischi associati alla mielosoppressione con conseguenti infezioni e alla selezione di cloni resistenti.
L’articolo originale di Pelosi, E.; Castelli, G.; Testa, U, The Spectrum of Venetoclax-Based Treatments in Acute Myeloid Leukemia, pubblicato su Cancers, è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.3390/cancers18081201
