PAPER IN BRIEF

Una review italiana, pubblicata sull’European Journal of Haematology, ha raccolto le attuali evidenze riguardo all’impiego di terapie anticoagulanti nei pazienti con tumori del sangue per il trattamento e la prevenzione delle trombosi.

In breve

  • I pazienti con tumori ematologici presentano un rischio aumentato sia di trombosi sia di sanguinamento, per fattori associati alla malattia stessa o secondari alle terapie impiegate, rendendo particolarmente complessa l’impostazione di una terapia anticoagulante.
  • Il tromboembolismo venoso (VTE) rappresenta una delle principali complicanze associate alle neoplasie e può determinare un peggioramento della prognosi.
  • I DOAC sono una valida opzione per il trattamento e la prevenzione secondaria del tromboembolismo venoso in pazienti oncoematologici selezionati, con efficacia paragonabile all’eparina a basso peso molecolare.
  • Il loro impiego resta però limitato da trombocitopenia, interazioni farmacologiche e dalla scarsità di studi specifici in grado di definire strategie uniformi per le singole patologie ematologiche.

Per lungo tempo lo standard di cura ha previsto l’impiego di eparina a basso peso molecolare (LMWH), ma l’introduzione dei nuovi anticoagulanti orali diretti (DOAC) ha modificato il paradigma, grazie soprattutto alla maggiore praticità d’impiego.

Diversi trial hanno confrontato l’utilizzo dei DOAC con l’eparina a basso peso molecolare nel trattamento dei fenomeni tromboembolici. Complessivamente, i DOAC si sono dimostrati non inferiori alle LMWH nella prevenzione del tromboembolismo, sebbene alcuni studi abbiano evidenziato un modesto aumento di sanguinamenti clinicamente rilevanti non maggiori. Un limite importante è però rappresentato dalla scarsa inclusione di pazienti con neoplasie ematologiche (< 10% delle popolazioni studiate).

Dati recenti provenienti dallo studio API-CAT hanno dimostrato che il trattamento anticoagulante, con apixaban a dose ridotta (2,5 mg due volte/die) è risultato non inferiore alla dose standard (5 mg due volte/die) nella prevenzione del tromboembolismo, con una minore incidenza di eventi emorragici clinicamente rilevanti nei pazienti oncologici, tuttavia anche in questo caso i pazienti affetti da neoplasie ematologiche erano una minoranza.

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Le evidenze specifiche nelle neoplasie ematologiche derivano soprattutto da studi retrospettivi e nel complesso, queste suggeriscono che i DOAC possano garantire un buon controllo del rischio trombotico con un profilo emorragico accettabile, ma i dati sono ancora insufficienti per definire strategie specifiche per le diverse patologie.

Particolare attenzione è necessaria nei pazienti che assumono contemporaneamente farmaci antiaggreganti o terapie antineoplastiche che possono interferire col metabolismo dei DOAC. La trombocitopenia rimane uno dei principali fattori limitanti e in presenza di una conta piastrinica al di sotto di 50 × 10⁹/L l’utilizzo dei DOAC è generalmente sconsigliato.
Gli autori sottolineano l’importanza della ricerca finalizzata a definire specifici profili di trattamento anticoagulante per pazienti con neoplasie ematologiche:

“Il nostro centro è uno dei pochi in Italia con una tradizione nello studio dei problemi di emostasi e trombosi nei pazienti onco-ematologici. Questa review riassume le attuali evidenze, ma soprattutto evidenzia le attuali necessità per quanto riguarda la ricerca in questo campo. Speriamo in uno sforzo comune per migliorare la cura e la prevenzione dei problemi trombotici, in particolare del tromboembolismo venoso nei pazienti affetti da tumori del sangue”.

| Mario Biglietto, Medicina Traslazionale e di Precisione, Sapienza Università di Roma

Il paper originale di Biglietto M, et al. Venous Thromboembolism in Hematologic Malignancies: Incidence, Risk Factors, and the Role of Direct Oral Anticoagulants, pubblicato sulla rivista European Journal of Haematology è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1111/ejh.70262