L’infezione Covid-19 non ha avuto un impatto pesante sul percorso terapeutico con CAR-T dei pazienti ematologici, grazie ai vaccini e alla massima disponibilità di trattamenti antivirali. I risultati dello studio multicentrico italiano, pubblicato sulla rivista Bone Marrow Transplantation.

Come purtroppo ben sappiamo, la pandemia di Covid-19 ha avuto un profondo impatto sui sistemi sanitari nazionali di molti Paesi, incluso il nostro, agendo come un potentissimo catalizzatore a fronte del quale le attività di prevenzione e trattamento di altre patologie hanno subìto importanti ritardi, se non addirittura la totale interruzione, con un drammatico peggioramento delle condizioni di vita di molti pazienti.

In uno studio multicentrico, presentato sulla rivista scientifica Bone Marrow Transplantation del gruppo editoriale Nature, un team di ricerca italiano ha cercato di capire se questo è avvenuto anche per le tecniche di CAR-T. Si tratta di terapie utilizzate ormai nella pratica clinica di diverse neoplasie ematologiche recidivate/refrattarie dopo due linee di terapia, incluso il trapianto di cellule staminali. Queste terapie consentono di ottenere percentuali di remissione completa e duratura più alte rispetto alla terapia standard, con conseguente aumento della sopravvivenza globale. Tuttavia, comportano un’organizzazione logistica complessa.

“Nel dicembre 2020, in Italia, i pazienti con neoplasie ematologiche sono stati tra i primi a ricevere il vaccino per l’infezione Covid-19, perché la mortalità data dall’infezione era altissima in soggetti così fragili”, spiega Alice Di Rocco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina traslazionale e di precisione dell’Università di Roma La Sapienza e prima co-autrice dello studio insieme a Eugenio Galli del Policlinico Gemelli. La profilassi parenterale passiva con antivirali tixagevimab/cilgavimab è stata invece disponibile nel nostro Paese a partire dal 2022, ed è stata proposta di routine ai pazienti con grave compromissione immunitaria, non eleggibili alla vaccinazione, e in presenza di un controllo sierologico completamente negativo.

Come hanno influito queste due profilassi (attiva e passiva) sui pazienti che hanno contestualmente effettuato un trattamento con CAR-T, in termini di percorso terapeutico e di effetto della profilassi stessa?

L’infezione Covid-19 ha avuto un impatto sul percorso CAR-T in poco più del 10% dei pazienti, impedendo l’accesso al trattamento solo in due casi. Inoltre, il processo di arruolamento di nuovi pazienti per le terapie CAR-T, unito a strategie profilattiche intensive, non ha subìto rallentamenti. “Questa strategia profilattica aggressiva, insieme alla massima disponibilità di trattamenti antivirali, ha permesso di abbassare la mortalità per Covid-19 tra i pazienti trattati con le terapie CAR-T”, conclude Di Rocco.

 

Link alla pubblicazione originale: https://www.nature.com/articles/s41409-023-02093-2