Profilassi e vaccini possono aiutare a prevenire e gestire il rischio di infezioni causato dalle terapie mirate nei pazienti con leucemia linfatica cronica. Una revisione della letteratura, pubblicata sull’European Journal of Haematology, ha fatto il punto della situazione su questa patologia.

Le terapie mirate in genere provocano minori effetti collaterali della chemioterapia e di altri trattamenti convenzionali, che richiedono specifiche misure di prevenzione e terapia. Nella revisione della letteratura, Massimo Gentile e il suo gruppo di ricerca dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, in Calabria, si sono concentrati sulla leucemia linfatica cronica, una patologia che è associata in modo particolare a disfunzioni del sistema immunitario.

Il trattamento dei tumori del sangue è cambiato in modo radicale circa 15 anni fa, quando sono stati introdotti in commercio i primi farmaci mirati per la leucemia mieloide cronica. Nel tempo, l’offerta di questi medicinali si è ampliata e ha trasformato le modalità di cura di altri tipi di neoplasie. Tra queste, la leucemia linfatica cronica, un tumore del sangue che in genere si manifesta attorno ai 60-70 anni di età.

“La leucemia linfatica cronica di per sé causa immunodeficienza, ovvero riduce l’attività del sistema immunitario e aumenta il rischio di sviluppare infezioni,” spiega Gentile.

“È un effetto a 360 gradi che compromette tutti i tipi di immunità e coinvolge i principali elementi del sistema immunitario, come i neutrofili, i linfociti T o le cellule Natural Killer”.

Nel tempo nuove terapie mirate hanno sostituito le terapie convenzionali. Ne sono un esempio gli anticorpi monoclonali anti-CD20, gli inibitori del BCL-2, come il venetoclax, e gli inibitori dell’enzima bruton tirosin chinasi (BTK), tra cui l’ibrutinib, l’acalabrutinib e lo zanubrutinib, che possono essere somministrati da soli o in varie combinazioni. Questi medicinali non hanno avuto solo lo scopo di contrastare in modo più efficace la progressione della malattia, ma anche di ridurre gli effetti collaterali. Tuttavia, “le ultime terapie hanno ridotto il rischio di infezione opportunistica, ma non lo hanno eliminato del tutto”, commenta Gentile.

“Siamo passati dai tipici effetti collaterali della chemioterapia, come la caduta dei capelli, la nausea, il vomito o la febbre, a quelli più specifici delle terapie di precisione”.

Ogni terapia mirata è infatti associato a particolari tipologie di effetti collaterali e infezione. Il gruppo ha quindi raccolto e paragonato i risultati degli studi clinici condotti su pazienti con leucemia linfatica cronica degli ultimi anni, per fare il punto della situazione.  Rispetto all’immuno-chemioterapia, le varie combinazioni tra gli inibitori di BTK e il venetoclax hanno ridotto l’incidenza delle classiche infezioni opportunistiche. Allo stesso tempo, però, gli inibitori di BTK possono causare infezioni fungine invasive e aumentare il rischio di polmonite. Il venetoclax è associato a una profonda neutropenia e gli anticorpi monoclonali anti-CD20 possono causare una lunga deplezione dei linfociti B e riattivazioni virali.

Come le terapie mirate sono modellate sulle caratteristiche dei singoli pazienti, anche le soluzioni per contrastare o limitare gli effetti collaterali dovrebbero seguire lo stesso approccio.

Per esempio, “a un paziente con bassi livelli di immunoglobuline, si può somministrare una terapia che compensa questa carenza e riduca l’incidenza di infezioni. Invece, coloro che devono assumere gli inibitori di BTK si potrebbero trattare con una profilassi antifungina in via preventiva”, aggiunge Gentile. “Un’altra strada è quella dei vaccini, che rimangono un pilastro importante della prevenzione”. Il ricercatore si riferisce alle vaccinazioni per l’epatite B, Sars-CoV2, il pneumococco, l’antinfluenzale, che sono già raccomandate alla popolazione generale, ma lo sono ancora di più per i pazienti con leucemia linfatica cronica, soprattutto durante il percorso di terapia. Emerge dunque una situazione da continuare a monitorare e migliorare, ma che può essere gestita con attente misure di prevenzione e profilassi.

 

La review originale di E. A. Martino, S. Caserta, E. Vigna, et al., “Infections in Chronic Lymphocytic Leukemia: Evolving Risks and Prevention Strategies”, pubblicato su European Journal of Haematology, è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1111/ejh.70065.