Oltre alle comorbilità, anche il supporto sociale e il sesso sono fattori che potrebbero incidere sulla qualità della vita

Nei pazienti in remissione dalla leucemia acuta promielocitica la presenza di patologie secondarie concomitanti potrebbe causare un peggioramento della Qualità di Vita Legata alla Salute (HRQoL; Health-Related Quality of Life). Ѐquanto emerso da uno studio GIMEMA presentato a ottobre, durante l’ultimo convegno della Società italiana di ematologia (SIE) a Roma.

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La leucemia acuta promielocitica è un sottotipo di leucemia mieloide acuta e, tra i tumori ematologici, è uno dei più aggressivi. Tant’è che, se non diagnosticata in tempo, può causare coagulopatia e morte nel giro di pochi giorni o addirittura poche ore. Se fino a qualche decennio fa l’esito della malattia era quasi sempre infausto, oggi, le scoperte scientifiche avvenute in questo campo (alle quali hanno contribuito in larga misura i gruppi di lavoro GIMEMA) hanno permesso di ribaltare completamente le previsioni, con un esito di guarigione molto alto, superiore al 90%.

I dati incoraggianti derivanti dal miglioramento delle terapie dovrebbero però essere affiancati anche da delle valutazioni sulla qualità di vita del paziente dopo il trattamento:

Francesco Sparano

Grazie alle nuove terapie, oggi i pazienti affetti da leucemia acuta promielocitica hanno un’aspettativa di vita alta. Da dati in letteratura, sappiamo però che i pazienti che sopravvivono ad altri tipi di tumori, quelli solidi, continuano ad avvertire dolore anche anni dopo il trattamento. L’obiettivo del nostro studio è stato individuare fattori associabili a una migliore o a una peggiore qualità della vita, spiega Francesco Sparano, uno dei ricercatori che hanno condotto lo studio.

A tale scopo, sono stati ricontattati pazienti che avevano in precedenza partecipato a degli studi GIMEMA e 244 di loro, con un’età media di 39 anni e un follow-up dalla diagnosi mediamente di 14 anni, hanno preso parte all’indagine.

I sintomi chiave, le limitazioni funzionali e lo stato complessivo di salute sono stati misurati con il questionario generico sulla qualità di vita EORT QLQ-C30 (European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of life questionnaire Core-30). Ѐ stato chiesto ai pazienti anche se avessero sofferto di qualche comorbilità negli ultimi 12 mesi e, in base alle risposte, sono stati divisi in 3 gruppi: quelli che non avevano sofferto di altre comorbilità, quelli che presentavano una comorbilità e quelli che ne presentavano più di una. Per ognuno di questi gruppi è stata valutata la gravità dei sintomi e degli aspetti funzionali relativi alla qualità della vita.

 

 

In generale, i pazienti con almeno una comorbilità hanno riportato punteggi peggiori, rispetto ai pazienti che non presentavano altre patologie, per tutte le scale misurate con il QLQ-C30. In particolare, nella scala dei sintomi le maggiori differenze erano quelle per dolore, dispnea e affaticamento.

 

Dunque, dall’analisi dei risultati è emerso che i pazienti che presentavano più patologie concomitanti hanno un livello di qualità di vita più basso rispetto agli altri.

Inoltre, sono stati individuati altri due fattori che potrebbero avere un potenziale effetto sulla qualità di vita del paziente affetto da leucemia acuta promielocitica: il supporto sociale e il sesso.I nostri dati confermano quanto già riportato da altri studi in letteratura. Un maggiore supporto sociale può migliorare la qualità della vita, alleviando soprattutto sintomi legati alla sfera emotiva, come l’ansia o la depressione.

Anche per quanto riguarda il sesso, in particolare per le leucemie mieloidi croniche, è riportato in letteratura che le donne hanno una peggiore qualità di vita rispetto agli uomini,

continua Sparano.

Con il nostro disegno di studio, trasversale, non è stato possibile capire la causalità di questo dato. Ma sarebbe interessante pensare ad altri tipi di disegni di studio con cui valutare anche questo aspetto”.